
Un paio di canzoni e sono a casa,
la radio non mi fa molta compagnia,
ma il viaggio è breve,
confuso,
e un “me stesso” anziano mi si para davanti,
inchiodo,
attraversandolo,
esce dal cofano,
scendo,
vedo più avanti una donna sdraiata,
a terra per un malore,
la soccorro,
una mano calda sulla spalla,
“non avresti potuto vivere con questo rimorso”,
sorride,
svanisce,
e mentre corro in ospedale,
mi accorgo che spesso ,
l’unico che mi capisce sono io,
e anche l’unico che può credermi,
e che la fortuna,
la costruiamo con le nostre mani…
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ME PARECE MUY VERIDICO LO QUE PLASMAS EN TUS POESIAS, ES LO QUE NOS SUCEDE DIA DIA, COMO NOS SENTIMOS EN CADA BELLO MOMENTO O MALO … YA TIENES UN FIEL SEGUIDORA DE TUS POESIAS