Divario…

Divario…

Qui, ancora, con il dubbio come unico compagno,

e il passato che mi attende come una tela di ragno,

cercando di…non so neanche io cosa,

non so più niente nemmeno, se la mia pelle è rosa,

tornare lì, e ogni volta e come se i neuroni facessero un incidente,

perché questi non sono ricordi, ma qualcosa di reale di cui non è rimasto niente,

di cui ormai c’è solo distanza, solo un immenso divario,

nulla può colmarlo tanto meno le pagine di un diario,

e so bene che anche se dividessimo la stessa stanza,

non basterebbe per avvicinarci dato che c’è troppa distanza,

dentro, come un pugno, come sentire una moneta che cade da troppo tempo,

senza che riesca nemmeno a sfiorare il fondo,

poi però una piuma la supera,

sembrava essere molto leggera,

ma la moneta è una merce di scambio fittizzio,

la piuma è paradossalmente solida reale un nuovo inizio,

finalmente si posa e ha cancellato chilometri,

come una gomma su una cartina o un martello sui vetri,

e ci ha riportati qui guidati come da un faro,

a cancellare l’immenso divario…

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