πŸ”₯ Le parole in tasca

Non era amore, almeno non quello che avevano descritto nei film.
Era qualcosa che gli scoppiava addosso β€” parole, pensieri, immagini β€” e non sapeva dove metterli.
Li teneva nelle tasche come biglietti stropicciati, fino a quando non cominciavano a bruciare.

Allora li lanciava in aria.
Verso di lei.
Non per ferirla, ma per alleggerirsi.

β€œNon era love bombing,” pensava, β€œera solo che mi esplodevano le parole.”
Era panico travestito da poesia.
Era fame di capire, non di convincere.

Lei vedeva fuoco.
Lui sentiva solo aria che cercava spazio.
E nel mezzo, restavano sospese tutte le frasi che nessuno dei due aveva il coraggio di leggere ad alta voce.

Scriveva troppo, lo sapeva.
Ma se non scriveva, evaporava.
Non voleva starle addosso, voleva solo restarsi addosso mentre la pensava.

Non le chiese mai di restare.
Chiese solo silenzio: un posto dove le sue parole non facessero rumore.

Adesso lo sa: certe fiamme non servono per scaldare.
Servono per ricordarti che sei vivo β€”
anche quando bruci da solo.

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