🐾 Ani… MALE — Animali in guerra: quando la natura è stata arruolata

Quando pensiamo alla guerra immaginiamo soldati, carri armati, aerei, missili e trincee.

Ma per migliaia di anni, accanto agli esseri umani, hanno combattuto anche loro: cavalli, cani, piccioni, elefanti, pipistrelli, delfini e molti altri.

Animali che non avevano una bandiera, non avevano un nemico e, soprattutto, non avevano scelto quella guerra.


Per secoli i cavalli sono stati il principale mezzo di trasporto degli eserciti. Ma insieme a loro vennero impiegati anche muli, asini e cammelli per trasportare munizioni, viveri, feriti e materiale sanitario.

Durante la Prima guerra mondiale vennero utilizzati anche cani come sentinelle, soccorritori e messaggeri, mentre i piccioni continuarono a trasportare comunicazioni fondamentali tra le trincee.

Fonti


Uno dei piccioni più famosi della storia fu Cher Ami.

Nel 1918 riuscì a consegnare un messaggio decisivo nonostante fosse stato colpito al petto, avesse perso una zampa e fosse rimasto cieco da un occhio.

Grazie a quel volo vennero salvati quasi 200 soldati americani del cosiddetto Lost Battalion.

Oggi è conservato allo Smithsonian Museum di Washington.

Fonti


Durante la Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti finanziarono uno dei progetti più assurdi mai concepiti.

Lo psicologo B. F. Skinner propose di utilizzare dei piccioni come sistema di guida per i missili.

Gli animali venivano addestrati a riconoscere il bersaglio su uno schermo e, beccandolo continuamente, correggevano la traiettoria del missile.

Il progetto si chiamava Project Pigeon (poi Project Orcon) e, incredibilmente, funzionava nei test, anche se non venne mai impiegato in combattimento.

Fonti


Come se non bastasse, venne progettata anche la Bat Bomb.

L’idea era quella di utilizzare migliaia di pipistrelli in ibernazione, ognuno dotato di una piccola carica incendiaria temporizzata.

Una volta liberati sopra le città giapponesi, avrebbero cercato rifugio nei tetti delle abitazioni, provocando incendi simultanei.

Durante uno dei test alcuni pipistrelli riuscirono a liberarsi prima del previsto e incendiarono accidentalmente parte della base militare americana dove si stavano svolgendo gli esperimenti.

Fonti


Anche l’Unione Sovietica sviluppò uno dei programmi più controversi della storia militare.

I cosiddetti cani anticarro venivano addestrati a correre sotto i carri armati trasportando esplosivi.

Il progetto ebbe risultati molto limitati perché molti animali, spaventati dagli spari o confusi dal rumore della battaglia, tornavano verso le proprie linee invece che verso quelle nemiche.

Fonti


La guerra non si è fermata sulla terra.

Ancora oggi la Marina degli Stati Uniti utilizza il Marine Mammal Program, nel quale delfini e leoni marini vengono addestrati a individuare mine navali, recuperare oggetti dispersi e segnalare la presenza di sommozzatori.

Non vengono impiegati come “armi viventi”, ma sfruttano capacità naturali che la tecnologia fatica ancora a eguagliare.

Fonti


Molto prima dell’invenzione dei carri armati esistevano già i “giganti” del campo di battaglia.

Gli elefanti da guerra, utilizzati dagli eserciti dell’India, della Persia, di Cartagine e dei regni ellenistici, erano vere e proprie armi psicologiche.

La loro imponenza bastava spesso a terrorizzare uomini e cavalli prima ancora dello scontro.

Tra i comandanti più celebri ad averli utilizzati ci fu anche Annibale, durante la sua campagna contro Roma.

Fonti


La cosa più impressionante è che ogni volta che l’uomo ha inventato una nuova guerra, ha cercato nella natura qualcosa da trasformare in un’arma.

La forza dell’elefante.

Il fiuto del cane.

L’orientamento del piccione.

L’ecolocalizzazione del delfino.

Il volo del pipistrello.

Nessuno di loro aveva scelto di combattere.

Forse la lezione più triste è proprio questa: quando all’uomo non bastano le proprie armi, finisce per prendere in prestito anche quelle della natura.

🔥 Hai sentito una scintilla?
Puoi sostenere Fuoconero, il sito e le prossime storie.
Lascia una scintilla

8 pensieri riguardo “🐾 Ani… MALE — Animali in guerra: quando la natura è stata arruolata

    1. Ti capisco benissimo. Anche a me il pensiero degli animali coinvolti nelle guerre fa molto male. ❤
      Sto portando avanti questa rubrica anche per questo: non solo per raccontare curiosità o storie incredibili, ma per sensibilizzare le persone sul fatto che gli animali spesso subiscono le conseguenze delle scelte umane senza averne alcuna colpa. Meritano memoria, rispetto e protezione.

    1. Certo, purtroppo è vero. Io posso anche capire il nutrirsi, perché in natura lo fanno anche altri carnivori e fa parte di un ciclo biologico. Quello che invece non riesco proprio a capire è usare gli animali come fossero giocattoli, oggetti, attrazioni o strumenti per il nostro divertimento.

      E poi c’è anche un paradosso enorme: gli animali che oggi “sono un botto”, come mucche, galline, maiali e in generale quelli da allevamento, sono così numerosi soprattutto per nostro comodo e piacere. Li abbiamo moltiplicati noi, dentro un sistema costruito intorno ai nostri bisogni. Tutti gli altri, invece, sono sempre meno.

      Anche quando immaginiamo epoche come quella dei dinosauri, tendiamo a pensare a un mondo strapieno di creature ovunque, ma in realtà erano distribuiti in popolazioni molto più limitate di quanto ci suggeriscano film e immaginario collettivo. La vita selvatica non è mai stata infinita. E oggi, più che mai, dovremmo ricordarcelo.

Rispondi